EVENTI PROSSIMI

GABI SISMANN

NO TRAVELLER RETURNS

14-23 LUGLIO 2016

INAUGURAZIONE 14 LUGLIO ORE 18,00

 SPAZIO LIBERARTE-VIA DEI SALUMI 49-ROMA TRASTEVERE

ORARI DI APERTURA 10,00 – 13,00 – 16,00 – 20,00

15-16-18-21 LUGLIO APERTURA FINO ALLE ORE 22,00

 

AGRA

Agra 1-3-2016- inchiosto – pigmenti a getto stampa su carta semi lucida 60 x 40

 

Questa mostra non ha alcuna ambizione artistica perché per me la fotografia è soprattutto una ricerca personale e un dialogo filosofico. Aldilà della ricerca dell’assoluto, oserei dire che il mio rapporto con l’arte è, generalmente parlando, un rapporto terapeutico: come un bisogno insormontabile di avvertire, posato su di me, lo sguardo amorevole nascosto nella bellezza.

Il passaggio all’atto concreto, ossia il desiderio nascosto di cimentarmi con la fotografia, è poi senz’altro legato alla delusione e alla difficoltà di non aver potuto condividere l’esperienza di un mio recente viaggio in India, paese che, più di qualunque altro, ti sbatte in faccia temi sensibili come la religione e la spiritualità,, la condizione umana e la morte: esistono specchi di cui non tutti vogliono fissare l’immagine riflessa.

Detto questo, è difficile non cogliere in India un certo modo di essere, uno stato d’animo che consente di coltivare e far fiorire la vita.

Il popolo indiano è gioioso perché ama la vita. Come i saggi filosofi e i saggi indù, si è liberato dell’ego, concentrandosi invece sulla qualità della presenza, della gratitudine e del dono.

Tale linguaggio della gioia mi è familiare. Da bambina l’ho scelto come strumento, come atteggiamento per sopravvivere e poi poco a poco, è diventato per me un’etica. Un’affermazione della vita, un incremento della forza di esistere. L’intuizione spinoziana della mia infanzia ha trovato conferma nell’età adulta. Sì, la gioia s’induce, si può essere allo stesso tempo, realisti e pieni di gioia.

Infine il titolo “NO TRAVELLER RETURNS”, tratto dal monologo di Amleto (William Shakespeare), parla dei miei viaggi e dei miei esili, elementi che fondano e strutturano la mia identità, brandelli di vita sparsi e rappresi nel fregio del tempo; soggiorni immateriali da cui non sono ancora tornata del tutto.

E in questi versi incandescenti sento risuonare le mie angosce esistenziali.

GABY SISMANN

 

TESTO ORIGINALE

Il n’y aucune ambition artistique dans cette présentation, au moins consciente. J’appréhende la photographie à la fois comme une recherche personnelle et un dialogue philosophique. Outre ma quête indéniable de l’absolu, je dirais que de manière générale ma relation à l’art est thérapeutique; une source infinie d’inspiration et de réconfort, un besoin insurmontable de sentir le regard de l’amour caché dans la beauté se poser sur moi.  Encrée donc dans ces registres de l’émotion, il est probable que ma rencontre avec la photographie n’y soit pas très éloignée…

Quant à la décision de concrétiser un projet d’exposition, elle est incontestablement lié à la déception et à la difficulté de ne pas avoir pu partager l’expérience d’un récent voyage en Inde. Pays qui projette frontalement, plus que n’importe quel autre, des sujets aussi sensibles que la religion et la spiritualité, la condition humaine et la mort; il est des miroirs dont chacun ne peut ou veut regarder le reflet…

Cela dit, il est difficile de ne pas voir en Inde cette manière d’être, cet état d’esprit propice à cultiver et à laisser fleurir la joie. Le peuple indien est en joie parce qu’il aime la vie et parce qu’il l’accepte telle qu’elle l’est.
Ce langage de la joie m’est familier. Enfant je l’ai choisi comme outil, une posture de survie. Puis peu à peu, il est devenu une éthique, une affirmation de la vie, une augmentation de la force d’exister. L’intuition spinoziste de mon enfance s’est donc vu confirmée à l’âge adulte: oui, la joie s’invite. Il est possible d’être à la fois réaliste et joyeux…

Enfin, le titre ” NO TRAVELLER RETURNS ” , extrait du monologue d’Hamlet (William Shakespeare), parle de mes voyages et de mes exils, éléments fondateurs et structurants de mon identité;de morceaux de vies éparpillés et figés dans la frise du temps; de séjours immatérielles dont je ne suis pas entièrement revenue. C’est dans ces vers incandescents que j’entends aussi mes propres angoisses existentielles…

GABY SISMANN